Quando pensiamo ai Pokémon immaginiamo creature nate dalla fantasia degli sviluppatori di Game Freak. Un topo elettrico, una volpe di fuoco, un fantasma con un sorriso inquietante, un drago che sputa fiamme.
Sembrano invenzioni moderne.
E in parte lo sono.
Ma dietro molti dei Pokémon più celebri si nasconde un patrimonio di racconti che affonda le proprie radici in oltre mille anni di storia giapponese. Spiriti della montagna, volpi mutaforma, ombre vendicative, oggetti che prendono vita e mostri acquatici popolano il folklore del Giappone da secoli, molto prima della nascita dei videogiochi.
È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della serie.
Pokémon non ha semplicemente inventato centinaia di creature.
Ha trasformato miti, leggende e credenze popolari in personaggi capaci di parlare a milioni di persone in tutto il mondo.
Così facendo, ha costruito un ponte invisibile tra il Giappone più antico e una delle saghe videoludiche più amate di sempre.
POKÉMON NON È UN BESTIARIO DEL FOLKLORE
La prima cosa da chiarire è che non tutti i Pokémon derivano da leggende giapponesi.
Molti si ispirano ad animali reali.
Altri a dinosauri.
Altri ancora a miti europei, divinità orientali, scienza, tecnologia o persino oggetti di uso quotidiano.
Gli stessi creatori della serie hanno spiegato più volte che ogni creatura nasce dalla combinazione di idee diverse.
Un Pokémon può unire un animale, un gioco di parole, una leggenda e un elemento della cultura pop.
Per questo motivo sarebbe sbagliato cercare una corrispondenza perfetta tra ogni Pokémon e uno yōkai.
Eppure, quando si osservano alcune creature iconiche, le somiglianze diventano troppo evidenti per essere casuali.
IL FOLKLORE È SEMPRE STATO PARTE DELLA CULTURA GIAPPONESE
Per comprendere Pokémon bisogna fare un passo indietro.
Per secoli il Giappone ha raccontato storie di creature soprannaturali chiamate yōkai.
Non erano necessariamente malvagie.
Alcune proteggevano gli esseri umani.
Altre facevano scherzi.
Altre ancora punivano chi mancava di rispetto alla natura.
Queste creature comparivano nei racconti popolari, nelle stampe ukiyo-e, nel teatro, nei templi e nelle feste locali.
Ogni regione aveva i propri mostri.
Ogni villaggio custodiva le proprie leggende.
Quando negli anni Novanta nacque Pokémon, gli sviluppatori erano cresciuti circondati da questo immaginario.
Era naturale che una parte di quel patrimonio finisse all’interno dei videogiochi.
NINETALES E LE VOLPI MUTAFORMA
Uno degli esempi più famosi è Ninetales.
L’aspetto elegante, le nove code e i poteri soprannaturali richiamano chiaramente la kitsune, la volpe del folklore giapponese.
Secondo la tradizione, le kitsune acquisiscono una nuova coda ogni cento anni.
Quando raggiungono la nona diventano esseri incredibilmente potenti e saggi.
Sono capaci di assumere sembianze umane, creare illusioni e perfino influenzare la mente delle persone.
Pokémon riprende quasi tutti questi elementi.
Ninetales è intelligente, misterioso e dotato di poteri psichici e spirituali.
Non è una copia della leggenda.
È una reinterpretazione moderna.
MAGIKARP E LA LEGGENDA DELLA CARPA
A prima vista Magikarp sembra uno dei Pokémon più deboli mai creati.
In realtà nasconde una delle storie più importanti della cultura orientale.
Secondo un’antica leggenda cinese, poi diffusasi anche in Giappone, una carpa capace di risalire una cascata chiamata Porta del Drago si trasforma in un magnifico drago celeste.
È una metafora della perseveranza.
Game Freak trasforma questa leggenda in una delle evoluzioni più iconiche della serie.
Magikarp, apparentemente inutile, diventa il potentissimo Gyarados.
È una delle citazioni folkloristiche più eleganti presenti nell’intero franchise.
KOMMO-O E IL DRAGO GIAPPONESE
Mentre molti draghi occidentali sono associati alla distruzione, quelli orientali hanno spesso un significato diverso.
Sono protettori.
Guardiani.
Divinità dell’acqua.
Kommo-o unisce il drago asiatico con elementi delle armature dei samurai.
Le sue scaglie ricordano piastre metalliche e il loro rumore viene utilizzato per intimidire gli avversari.
Ancora una volta, il folklore viene trasformato in design.
FROSLASS E LA DONNA DELLA NEVE
Tra i Pokémon più inquietanti c’è Froslass.
Il suo modello deriva chiaramente dalla Yuki-onna, uno degli yōkai più famosi del Giappone.
Secondo la leggenda appare durante le tempeste di neve come una donna bellissima vestita di bianco.
Può incantare i viandanti.
Può congelarli.
In alcune versioni della storia prova perfino compassione per gli esseri umani.
Froslass conserva questa doppia natura.
Elegante.
Affascinante.
Ma estremamente pericolosa.
SHIFTRY E IL TENGU
Shiftry possiede un lungo naso, vive tra le montagne ed è associato al vento.
Sono caratteristiche che rimandano immediatamente ai tengu, creature del folklore giapponese considerate spiriti delle montagne.
Nei racconti più antichi erano esseri temibili.
Con il tempo divennero anche maestri delle arti marziali e custodi delle foreste.
Il Pokémon conserva entrambe le anime.
È selvaggio, ma allo stesso tempo profondamente legato alla natura.
DUSKULL, DUSCLOPS E GLI SPIRITI DEI MORTI
Molti Pokémon di tipo Spettro non derivano da un singolo yōkai.
Piuttosto raccolgono elementi presenti in diverse storie popolari.
Lanterne che ospitano anime.
Spiriti vendicativi.
Occhi che osservano nell’oscurità.
Anime incapaci di trovare pace.
L’intera categoria dei Pokémon Spettro rappresenta probabilmente il legame più forte tra la serie e il folklore giapponese.
GLI OGGETTI CHE PRENDONO VITA
Uno degli aspetti più curiosi del folklore nipponico riguarda gli tsukumogami.
Secondo la tradizione, gli oggetti che raggiungono cento anni di vita possono acquisire un’anima.
Ombrelli.
Teiere.
Lanterne.
Sandali.
Qualsiasi oggetto può trasformarsi in uno spirito.
Pokémon riprende questa idea con creature come Klefki, Sinistea, Polteageist e altri Pokémon ispirati a oggetti apparentemente inanimati.
Agli occhi occidentali possono sembrare idee bizzarre.
Per un pubblico giapponese rappresentano un riferimento culturale immediatamente riconoscibile.
YOKAI WATCH E POKÉMON: DUE STRADE DIVERSE
Molti confrontano Pokémon con Yo-kai Watch.
La differenza, però, è fondamentale.
Yo-kai Watch utilizza direttamente gli yōkai tradizionali.
Pokémon, invece, preferisce reinterpretarli.
Li mescola con zoologia, fantasia, mitologia internazionale e design moderno.
Per questo motivo le sue creature risultano universali pur mantenendo una forte identità giapponese.
PERCHÉ QUESTE CREATURE FUNZIONANO OVUNQUE
Probabilmente milioni di giocatori hanno usato Ninetales o Froslass senza sapere nulla delle kitsune o della Yuki-onna.
Eppure quei design continuano a funzionare.
Perché?
Perché il folklore racconta emozioni universali.
La paura del bosco.
Il fascino dell’ignoto.
Il rispetto per la natura.
Il mistero della morte.
Game Freak prende questi archetipi e li trasforma in creature immediatamente comprensibili anche a chi non conosce il Giappone.
È questo il vero segreto del successo della serie.
IL GIOCO DIVENTA UN VIAGGIO NELLA CULTURA GIAPPONESE
Ogni volta che catturiamo un Pokémon ispirato a uno yōkai stiamo, senza rendercene conto, entrando in contatto con una leggenda raccontata per generazioni.
È una forma di divulgazione silenziosa.
Non ci sono spiegazioni.
Non ci sono lezioni di storia.
Solo creature che incuriosiscono abbastanza da spingerci a scoprire cosa si nasconde dietro il loro design.
Molti appassionati hanno conosciuto il folklore giapponese proprio grazie a Pokémon.
E forse è questo uno dei meriti più sottovalutati della serie.
IL FILO TRA IERI E OGGI
I Pokémon non sono semplicemente mostri da collezionare. Sono il risultato di un dialogo continuo tra immaginazione contemporanea e tradizione. Game Freak ha preso creature che per secoli hanno abitato racconti tramandati attorno al fuoco e le ha trasformate in compagne di viaggio per milioni di giocatori.
Dietro una Poké Ball può nascondersi una volpe sacra, uno spirito della neve o un’antica leggenda sulla perseveranza. È questa capacità di trasformare il folklore in cultura pop che rende Pokémon molto più di un semplice videogioco: lo rende una delle più riuscite reinterpretazioni moderne dell’immaginario giapponese.