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Cultura Pop

Gyaru: la moda che sfidò le regole del Giappone

📅 2 Settembre 2026 · ✍️ giapponenascosto · 🕐 5 min lettura

Capelli schiariti, trucco evidente, unghie elaborate, minigonne e scarpe con grandi platform. La moda gyaru ha creato alcune delle immagini più riconoscibili della cultura giovanile giapponese degli anni Novanta e Duemila.
Dietro quei look appariscenti, però, si nasconde molto più di una semplice tendenza.
La cultura gyaru racconta una generazione di ragazze che utilizzò moda, trucco e linguaggio per costruire una propria identità. Shibuya diventò il principale palcoscenico di questo fenomeno e contribuì a trasformarlo in uno dei movimenti giovanili più famosi del Giappone moderno.

COSA SIGNIFICA GYARU

La parola gyaru deriva dall’inglese gal, termine informale utilizzato per indicare una ragazza.
Nel tempo, però, in Giappone questa parola assunse un significato molto più preciso. Cominciò a identificare una cultura giovanile legata alla moda, al trucco, alla vita sociale e a un modo molto personale di presentarsi.
Non esiste quindi una sola uniforme gyaru.
Il movimento ha attraversato numerose fasi e ha sviluppato stili differenti. Alcuni puntavano sull’eleganza, altri su un’immagine più provocatoria, colorata o estrema.
Il filo comune rimaneva soprattutto la volontà di creare un look riconoscibile e lontano dall’idea di discrezione.

SHIBUYA DIVENTA IL CUORE DEL FENOMENO

Per capire la cultura gyaru bisogna inevitabilmente parlare di Shibuya.
Negli anni Novanta il quartiere di Tokyo attirava migliaia di giovani interessati alla musica, alla moda e alle nuove tendenze. Le ragazze si incontravano nelle strade intorno alla stazione, frequentavano negozi e osservavano gli outfit delle proprie coetanee.
In questo ambiente SHIBUYA109 assunse un ruolo fondamentale.
Il celebre centro commerciale aveva aperto nel 1979, ma negli anni Novanta cambiò progressivamente direzione. Dal 1995 iniziò a concentrarsi maggiormente sulle giovani liceali e sui marchi di moda a prezzi accessibili.
Nel giro di pochi anni diventò uno dei punti di riferimento della cultura gyaru.
Le commesse dei negozi più popolari conquistarono una grande notorietà e alcune divennero vere “carismatiche commesse”, capaci di influenzare direttamente ciò che le ragazze compravano e indossavano.

IL LOOK CHE ROMPEVA GLI SCHEMI

La moda gyaru cambiò molto nel corso degli anni.
Tra gli elementi più riconoscibili comparivano capelli castani o schiariti, trucco marcato, ciglia molto evidenti, unghie decorate, minigonne e scarpe con suole alte.
Anche le uniformi scolastiche entrarono nel fenomeno. Alcune ragazze accorciavano le gonne, indossavano i famosi loose socks e aggiungevano accessori personali.
Il risultato contrastava fortemente con un’immagine più sobria dell’estetica femminile tradizionale.
Proprio questa distanza contribuì a rendere le gyaru immediatamente riconoscibili nelle strade di Tokyo.

GANGURO E MANBA NON SONO SINONIMI DI GYARU

Qui nasce uno degli equivoci più comuni.
Quando si parla di gyaru all’estero, spesso compaiono fotografie di ragazze con abbronzatura molto scura, capelli chiarissimi e trucco bianco intorno agli occhi.
Quella, però, rappresenta soltanto una parte della storia.
Alla fine degli anni Novanta il ganguro portò alcuni elementi della moda gyaru verso un’estetica molto più estrema. Pelle fortemente abbronzata, capelli schiariti e trucco contrastato diventarono i suoi elementi principali.
Successivamente apparvero anche forme ancora più vistose, tra cui lo stile manba.
Non tutte le gyaru, quindi, erano ganguro e non tutte adottavano look estremi.
La cultura gyaru comprendeva una varietà molto più ampia di stili.

EGG E LE RIVISTE CHE DETTAVANO LE TENDENZE

Prima dei social network esistevano le riviste.
Una delle più importanti fu egg, nata nel 1995.
La rivista fotografava ragazze incontrate nelle strade di Shibuya e mostrava moda, acconciature, trucco e tendenze del momento. Molte protagoniste non erano modelle tradizionali, ma ragazze realmente appartenenti alla scena.
Questo meccanismo creò qualcosa di particolare.
Le giovani osservavano le ragazze di Shibuya sulle pagine delle riviste, riproducevano i loro look e tornavano nello stesso quartiere alla ricerca delle nuove tendenze.
Moda di strada, negozi e riviste iniziarono così ad alimentarsi a vicenda.

NON SOLO MODA

Limitare il fenomeno gyaru all’abbigliamento sarebbe riduttivo.
Intorno a questa cultura nacquero modi di parlare, luoghi di ritrovo, riviste, modelli estetici e comunità.
Anche i purikura, le celebri cabine fotografiche giapponesi, entrarono profondamente nella vita di molte ragazze. Le fotografie decorate diventavano ricordi da conservare, scambiare con le amiche e raccogliere negli appositi album.
La cultura gyaru riguardava quindi anche amicizia, socialità e appartenenza a un gruppo.
Per molte giovani, costruire il proprio look significava soprattutto scegliere come presentarsi agli altri.

IL DECLINO DELLA GRANDE ERA GYARU

Durante gli anni Duemila la cultura gyaru continuò a evolversi e generò numerose varianti.
Con il passare del tempo, però, la sua presenza dominante nelle strade di Shibuya diminuì. Cambiarono le tendenze, cambiarono i mezzi di comunicazione e cambiarono anche i gusti delle nuove generazioni.
Internet e successivamente i social network modificarono profondamente il modo in cui i giovani scoprivano la moda.
Anche egg interruppe la pubblicazione cartacea nel 2014, dopo quasi vent’anni di attività.
Sembrava la conclusione di un’epoca.

LA GYARU NON È SCOMPARSA

La storia, però, non finì lì.
egg tornò prima online e successivamente anche con nuove pubblicazioni. Inoltre, negli ultimi anni l’estetica degli anni Novanta e Duemila ha conquistato nuovamente una parte delle generazioni più giovani.
Il ritorno dell’interesse per la cultura dell’epoca Heisei, per la moda Y2K e per alcune estetiche del passato ha riportato sotto i riflettori anche il mondo gyaru.
Naturalmente la scena di oggi non coincide con quella che riempiva Shibuya alla fine degli anni Novanta.
Il fenomeno continua però a evolversi e a trovare nuove interpretazioni.

IN CONCLUSIONE

La cultura gyaru rappresenta uno dei capitoli più particolari della moda giapponese contemporanea.
Quello che iniziò come un insieme di tendenze giovanili diventò un fenomeno capace di influenzare negozi, riviste, linguaggio e cultura pop.
Dietro capelli schiariti, platform e trucco appariscente c’era soprattutto il desiderio di costruire un’identità riconoscibile.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui, dopo decenni, la gyaru continua ancora oggi ad affascinare nuove generazioni.