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Anime

Studio Ghibli: da dove iniziare (guida per chi parte da zero)

📅 13 Giugno 2026 · ✍️ giapponenascosto · 🕐 4 min lettura

C’è un momento, guardando un film dello Studio Ghibli, in cui ci si dimentica di stare guardando un cartone animato. Succede con il vento che muove l’erba, con il rumore di una pentola sul fuoco, con un silenzio lasciato durare un secondo più del previsto. È la firma di uno studio che ha trasformato l’animazione giapponese in qualcosa che il mondo intero ha imparato ad amare. Ma con oltre venti film all’attivo, da dove si comincia? Ecco una guida ragionata per entrare nel mondo Ghibli dalla porta giusta.

Cos’è lo Studio Ghibli, in breve

Fondato nel 1985 a Tokyo da HayaoMiyazaki, Isao Takahata e il produttore Toshio Suzuki, lo Studio Ghibli nasce dal successo del film che li aveva fatti conoscere, Nausicaä della Valle del Vento. Il nome viene da un caccia italiano della Seconda guerra mondiale, il Caproni Ghibli — a sua volta dal termine arabo per il vento caldo del Sahara: l’idea era “soffiare un vento nuovo” sull’industria dell’animazione. Missione riuscita.

Due le anime dello studio: quella fiabesca e avventurosa di Miyazaki, e quella più intima e realistica di Takahata. Conoscere entrambe è il modo migliore per capire perché Ghibli non è “solo per bambini”.

Se non hai mai visto un Ghibli: i tre da cui partire

Il mio vicino Totoro (1988) è la porta d’ingresso ideale. Due sorelle si trasferiscono in campagna e incontrano uno spirito del bosco grande e morbido. Non c’è un vero cattivo, non c’è una battaglia: solo l’infanzia, la natura e la meraviglia. È il film più puro dello studio, e quello che ne è diventato il simbolo — Totoro è il logo della casa di produzione.

La città incantata (2001) è il capolavoro che ha vinto l’Oscar e fatto conoscere Ghibli al mondo intero. Una bambina finisce in un mondo di spiriti e divinità e deve lavorare in una casa termale per salvarsi. Più ricco e misterioso di Totoro, è il film che mostra di cosa è capace l’immaginazione di Miyazaki al massimo della forma.

Kiki – Consegne a domicilio (1989) è il più leggero e accessibile dei tre: una giovane strega lascia casa per imparare a cavarsela da sola in una città di mare. È una storia di crescita gentile, perfetta da vedere in famiglia o per scaldarsi al mondo Ghibli senza tuffi troppo profondi.

Quando vuoi qualcosa di più grande

Una volta presa confidenza, lo studio offre opere più ambiziose. La principessa Mononoke (1997) è l’epica ecologista di Miyazaki: cupa, violenta, magnifica, sul conflitto tra uomo e natura. Il castello errante di Howl (2004), tratto dal romanzo di Diana Wynne Jones, è un trionfo visivo tra magia e antimilitarismo. E Porco Rosso (1992), con il suo aviatore-maiale nell’Adriatico tra le due guerre, è il più “italiano” e personale dei film di Miyazaki — un piccolo gioiello spesso sottovalutato.

L’altra anima: i film di Takahata

Se Miyazaki è il sogno, Takahata è la realtà — e va conosciuto. Una tomba per le lucciole (1988) è uno dei film più strazianti mai realizzati, sulla storia di due fratelli nel Giappone dei bombardamenti: capolavoro assoluto, ma da affrontare preparati. All’opposto, Pioggia di ricordi (1991) è un delicato racconto di nostalgia adulta, e La storia della principessa Splendente (2013), ultimo film di Takahata, è un acquerello in movimento di bellezza commovente, tratto da una delle fiabe più antiche del Giappone.

Una cosa da sapere prima di iniziare

I film Ghibli premiano la pazienza. Non hanno il ritmo serrato dell’animazione commerciale: si prendono i loro tempi, lasciano respirare le scene, raccontano anche attraverso ciò che non accade. È esattamente il loro segreto. Guardali senza fretta, possibilmente in lingua originale con i sottotitoli, e lascia che il vento — quel vento da cui prendono il nome — faccia il resto.

Da dove iniziare, in sintesi

Mai visto nulla? Parti da Totoro, poi Kiki, poi La città incantata. Vuoi capire la profondità dello studio? Aggiungi Mononoke e, quando te la senti, Una tomba per le lucciole. Da lì in poi, non sbaglierai più un titolo: il bello di Ghibli è che, prima o poi, li vorrai vedere tutti.