Una bambina viene trovata all’interno di un fusto di bambù. Cresce con una velocità sorprendente, incanta chiunque la incontri con la sua bellezza e, quando ormai sembra destinata a una vita da principessa, rivela un segreto che cambierà tutto.
Chi ha visto La storia della Principessa Splendente (The Tale of the Princess Kaguya, 2013) dello Studio Ghibli conosce già questa storia. Ma ciò che molti ignorano è che il film di Isao Takahata non nasce da un’idea originale.
È l’adattamento di quella che viene considerata la più antica opera narrativa della letteratura giapponese, il Taketori Monogatari (“Il racconto del tagliatore di bambù”), scritto probabilmente tra la fine del IX e l’inizio del X secolo.
Ancora oggi, dopo oltre mille anni, la leggenda della Principessa Kaguya continua a vivere nel cinema, nei manga, negli anime e nell’immaginario collettivo del Giappone.
IL TAKETORI MONOGATARI: IL PRIMO GRANDE RACCONTO DEL GIAPPONE
Molto prima dei samurai, dei ninja e degli anime, il Giappone raccontava già storie straordinarie.
Il Taketori Monogatari è considerato da molti studiosi il primo vero racconto della letteratura giapponese. Scritto durante il periodo Heian (794-1185), rappresenta una delle basi su cui si svilupperà la narrativa del Paese.
La vicenda inizia con un anziano tagliatore di bambù che, durante il lavoro, trova una minuscola bambina luminosa all’interno di una canna di bambù.
L’uomo e sua moglie, non avendo figli, decidono di crescerla come fosse la loro.
La chiamano Kaguya.
UNA CRESCITA FUORI DAL COMUNE
La piccola cresce a una velocità incredibile.
Nel giro di pochi mesi diventa una giovane donna di straordinaria bellezza.
Anche il destino dei due anziani sembra cambiare.
Ogni volta che il tagliatore di bambù torna nel bosco trova pepite d’oro all’interno delle canne, diventando improvvisamente ricco.
Convinto che la ragazza sia destinata a una vita nobile, decide di trasferirsi nella capitale e farla diventare una principessa.
È proprio qui che inizia il vero conflitto della storia.
I CINQUE PRETENDENTI E LE PROVE IMPOSSIBILI
La fama della bellezza di Kaguya si diffonde rapidamente.
Cinque nobili chiedono la sua mano.
Lei, però, non desidera sposarsi.
Per evitare un rifiuto diretto assegna a ciascun pretendente una missione impossibile.
Uno deve recuperare la ciotola di Buddha.
Un altro il ramo gioiello dell’isola di Hōrai.
Un altro ancora la pelle del leggendario topo di fuoco.
Tutti cercano di ingannarla.
Tutti falliscono.
Questa parte della leggenda non è soltanto un racconto fantastico.
È una critica alla vanità, all’ambizione e all’apparenza che caratterizzavano la corte imperiale del periodo Heian.
L’IMPERATORE E IL DESTINO DI KAGUYA
Nemmeno l’Imperatore riesce a conquistare il cuore della giovane.
Kaguya rifiuta anche lui.
Ma il motivo non è la mancanza d’amore.
La verità è molto più sorprendente.
La ragazza non appartiene alla Terra.
Proviene dalla Luna.
Quando arriva la notte dell’ottava luna, un corteo di esseri celesti scende dal cielo per riportarla nella sua vera casa.
Prima di partire, Kaguya indossa un mantello che cancella ogni ricordo e ogni sofferenza terrena.
Lascia dietro di sé i genitori adottivi, l’Imperatore e il mondo che aveva imparato ad amare.
È uno dei finali più malinconici della letteratura giapponese.
IL SIGNIFICATO DELLA LEGGENDA
A prima vista potrebbe sembrare una semplice fiaba.
In realtà il Taketori Monogatari affronta temi sorprendentemente moderni.
Parla della difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo.
Della nostalgia.
Dell’impossibilità di trattenere ciò che amiamo.
Del conflitto tra desiderio personale e aspettative della società.
Ma soprattutto racconta una verità profondamente radicata nella cultura giapponese: tutto ciò che è bello è destinato a finire.
È proprio questa consapevolezza a rendere la storia così emozionante ancora oggi.
LA PRINCIPESSA KAGUYA SECONDO LO STUDIO GHIBLI
Nel 2013 il regista Isao Takahata decide di riportare questa antica leggenda sul grande schermo con La storia della Principessa Splendente.
Il risultato è molto più di un adattamento.
È una reinterpretazione poetica.
Lo stile visivo ricorda un dipinto realizzato con inchiostro e acquerello. Le linee sembrano incomplete, quasi abbozzate, ma proprio questa apparente semplicità rende il film incredibilmente espressivo.
Takahata non si limita a raccontare la leggenda.
Amplia le emozioni dei personaggi.
Mostra l’infanzia libera di Kaguya tra le montagne.
Rende ancora più doloroso il suo trasferimento nella capitale.
Trasforma la protagonista in una giovane donna costretta a rinunciare alla propria felicità per rispettare le regole imposte dalla società.
È uno dei film più maturi e profondi mai realizzati dallo Studio Ghibli.
PERCHÉ KAGUYA CONTINUA A EMOZIONARE
La leggenda della Principessa Kaguya ha attraversato più di mille anni senza perdere la propria forza.
Il motivo è semplice.
Non parla soltanto di una principessa venuta dalla Luna.
Parla di tutti noi.
Del tempo che passa.
Dell’infanzia che finisce.
Delle persone che siamo costretti a lasciare.
Della ricerca di una felicità che spesso sembra sfuggirci proprio quando crediamo di averla trovata.
Sono emozioni universali.
Ed è per questo che continuano a commuovere lettori e spettatori di ogni epoca.
CURIOSITÀ SULLA PRINCIPESSA KAGUYA
Il Taketori Monogatari è considerato il più antico racconto di narrativa giapponese giunto fino a noi.
La Luna, nella tradizione giapponese, è spesso associata al mistero, alla nostalgia e all’impermanenza.
Il film di Isao Takahata fu candidato all’Oscar come Miglior Film d’Animazione nel 2015.
Lo stile grafico del film è stato ispirato direttamente ai rotoli illustrati e alla pittura giapponese tradizionale.
Ancora oggi la leggenda viene studiata nelle scuole giapponesi ed è considerata uno dei pilastri della letteratura nazionale.
IL FILO TRA IERI E OGGI
La Principessa Kaguya non è sopravvissuta per oltre mille anni soltanto perché racconta una bella storia. È rimasta viva perché parla di temi che continuano a toccare il cuore delle persone: la libertà, il tempo, la perdita e la bellezza delle cose destinate a svanire.
Lo Studio Ghibli non ha semplicemente trasformato un’antica leggenda in un film d’animazione. Ha dimostrato come il Giappone continui a dialogare con il proprio passato, reinterpretando i suoi racconti più antichi attraverso il linguaggio del cinema.
È questo il filo invisibile che unisce il Taketori Monogatari agli spettatori di oggi: una storia nata oltre mille anni fa che continua ancora a emozionare il mondo.