Kunitokotachi: il Kami Eterno della Terra e lo Yoshida Shintō
Divinità CreatriciPoche divinità giapponesi hanno avuto una carriera altrettanto sorprendente. Nel Kojiki, Kunitokotachi compare in un elenco e non fa nulla. Nel Nihon Shoki è il primissimo kami dell’universo. Nel XV secolo diventa il dio supremo di un’intera scuola teologica. Nel Novecento è al centro di una delle nuove religioni più perseguitate del Giappone.
È il caso più chiaro di come una figura mitologica marginale possa essere elevata a principio assoluto quando serve una teologia.
Il Nome di Kunitokotachi
Il nome si scrive 国之常立神 nel Kojiki e 国常立尊 nel Nihon Shoki: 国 (kuni) è la terra o il paese; 常 (toko) è l’eterno, il permanente; 立 (tachi) è lo stare eretto, il fondarsi. “Il kami che sta eternamente fondato sulla terra”. Il nome è una definizione cosmologica: la stabilità permanente del suolo, contrapposta alla fluidità del caos primordiale.
Due Testi, Due Posizioni
Il Kojiki e il Nihon Shoki non dispongono nello stesso ordine le divinità primordiali. Nel Kojiki, dopo i cinque Kotoamatsukami — l’ultimo dei quali è Ame-no-Tokotachi — compaiono Kunitokotachi e Toyokumono. Aprono le Kamiyonanayo, le sette generazioni dell’età divina, che culminano nella coppia Izanagi e Izanami. Kunitokotachi non è quindi il quinto dei Kotoamatsukami: il suo nome può essere confuso con quello di Ame-no-Tokotachi, ma si tratta di due figure distinte.
È presentato come kami solitario e nasconde il proprio corpo. Nella versione principale del Nihon Shoki, invece, Kunitokotachi è il primo kami a manifestarsi mentre cielo e terra prendono forma. Le varianti tramandate dalla cronaca conservano altre sequenze. Il confronto mostra la pluralità delle tradizioni raccolte nelle due opere.
Yoshida Shintō: l’Ascesa al Vertice
La trasformazione decisiva avviene nel XV secolo, per opera di Yoshida Kanetomo (1435-1511). Il Giappone del periodo Muromachi era religiosamente dominato dal buddhismo. La dottrina dello honji suijaku considerava i kami manifestazioni locali di buddha e bodhisattva: lo Shintō era, di fatto, subordinato. Kanetomo, sacerdote di una famiglia di ritualisti di corte, elaborò lo Yuiitsu Shintō (“Shintō dell’unico”), noto anche come Yoshida Shintō, ribaltando il rapporto.
Non erano i kami a essere manifestazioni dei buddha: erano i buddha a essere manifestazioni dei kami. Al vertice di questo sistema pose una divinità unica, assoluta e onnipervadente, che identificò con Kunitokotachi, chiamandola anche Taigen Sonshin, “il venerabile kami dell’origine grande”. La scelta era logica. Occorreva un principio supremo che non fosse già compromesso da identificazioni buddhiste consolidate — come Amaterasu, ormai saldamente associata a Dainichi Nyorai — e che avesse un’autorità testuale sufficiente.
Il primo kami del Nihon Shoki, privo di narrazione propria e quindi disponibile a essere riempito di significato, era il candidato ideale. Lo Yoshida Shintō dominò la vita religiosa giapponese per circa tre secoli. La famiglia Yoshida ottenne dalla corte il diritto di rilasciare licenze ai sacerdoti shintoisti di tutto il Paese, costruendo un potere considerevole.
Ōmoto e il Novecento
Nel XX secolo Kunitokotachi torna al centro della scena con Ōmoto, una delle “nuove religioni” giapponesi. La fondatrice Deguchi Nao (1837-1918), contadina analfabeta, cominciò nel 1892 a scrivere in stato di trance un corpus di testi, l’Ofudesaki. La divinità che parlava per bocca sua si identificava come Ushitora no Konjin, il dio dorato del nord-est, che il genero e cofondatore Deguchi Onisaburō identificò con Kunitokotachi.
La dottrina di Ōmoto sosteneva che Kunitokotachi, divinità originaria e giusta, fosse stato esiliato dagli altri kami nella direzione infausta del nord-est perché troppo severo, e che il mondo si fosse corrotto in sua assenza. Il suo ritorno avrebbe portato una ricostruzione radicale dell’ordine. Il messaggio, apertamente critico verso l’ordine costituito, portò a due durissime repressioni statali, nel 1921 e nel 1935.
Nella seconda, la sede di Ayabe fu dinamitata e i dirigenti incarcerati. Ōmoto ha esercitato un’influenza culturale sproporzionata alle sue dimensioni: Ueshiba Morihei, fondatore dell’aikidō, ne fu seguace, e la filosofia dell’arte marziale è ampiamente debitrice del pensiero di Onisaburō.
I Luoghi di Culto
Per la storia delle reinterpretazioni di Kunitokotachi sono rilevanti lo Yoshida Jinja di Kyōto, centro della tradizione Yoshida, e le sedi di Ōmoto ad Ayabe e Kameoka. Sono contesti religiosi di epoche diverse: non vanno sovrapposti al ruolo della divinità nelle cronache dell’VIII secolo.
Il Significato Profondo di Kunitokotachi
La vicenda di Kunitokotachi illustra un meccanismo che vale ben oltre il Giappone: le figure mitologiche senza narrazione propria sono le più adatte a diventare principi assoluti. Amaterasu ha una storia, un carattere, dei conflitti familiari: è troppo definita per fungere da assoluto. Kunitokotachi non fa nulla, non dice nulla, non ha parentele significative.
Proprio per questo può essere riempito di qualunque contenuto teologico serva. Che il suo nome significhi “colui che sta eternamente” è, in questo senso, quasi ironico: la sua immobilità testuale è ciò che gli ha permesso di attraversare tredici secoli cambiando funzione ogni volta.
Domande Frequenti su Kunitokotachi
Chi è Kunitokotachi?
È un kami primordiale della mitologia giapponese, il cui nome significa “colui che sta eternamente fondato sulla terra”. Rappresenta la stabilità del suolo emersa dal caos.
Perché il Kojiki e il Nihon Shoki lo collocano diversamente?
Nel Kojiki apre le sette generazioni divine dopo i cinque Kotoamatsukami; nella versione principale del Nihon Shoki è il primo kami. La discrepanza riflette tradizioni diverse confluite nelle due cronache.
Cos’è lo Yoshida Shintō?
La scuola teologica fondata da Yoshida Kanetomo nel XV secolo, che pose Kunitokotachi come divinità suprema e capovolse il rapporto di subordinazione dello Shintō al buddhismo.
Che rapporto ha con la religione Ōmoto?
Ōmoto lo identifica con Ushitora no Konjin, la divinità esiliata a nord-est che tornerà a ricostruire il mondo. Il suo culto fu al centro delle repressioni statali del 1921 e 1935.
Compie azioni nella mitologia?
No. Come gli altri kami solitari primordiali, “nasconde il proprio corpo” e non partecipa ad alcun evento narrato. È questa assenza ad averlo reso disponibile a reinterpretazioni successive.
Fonti e approfondimenti
Il racconto segue le tradizioni del Kojiki (712) e, dove indicato, del Nihon Shoki (720). Queste opere tramandano miti e genealogie divine: gli episodi non sono cronache storiche accertate.