Okinawa non è sempre stata Giappone. Per oltre quattro secoli queste isole formarono il Regno di Ryukyu, uno stato indipendente che commerciava con la Cina, la Corea e il Sud-est asiatico, sviluppando una propria lingua, una propria musica e una propria architettura.
Il cuore di quel regno era il Castello di Shuri, costruito sulla collina che domina l’attuale Naha. Chi visita Okinawa pensando soltanto alle spiagge rischia di perdere l’aspetto più affascinante dell’arcipelago: una cultura che ancora oggi il resto del Giappone considera profondamente distinta.
LA STORIA DEL REGNO DI RYUKYU
Il Regno di Ryukyu venne unificato nel 1429 e prosperò per secoli come intermediario commerciale tra la Cina e il Giappone. Pur non disponendo di un grande esercito, costruì la propria forza sulla diplomazia e sugli scambi internazionali.
Proprio in questo contesto si svilupparono le arti marziali locali, dalle quali sarebbe poi nato il karate.
Nel 1609 il dominio giapponese di Satsuma invase l’arcipelago, lasciando tuttavia al sovrano un’indipendenza formale che consentiva di mantenere i rapporti commerciali con la Cina.
L’annessione definitiva al Giappone avvenne nel 1879 con l’abolizione del regno e l’esilio dell’ultimo re.
Durante la battaglia di Okinawa del 1945 il Castello di Shuri, utilizzato come quartier generale dell’esercito giapponese, venne completamente distrutto. Fu ricostruito negli anni Novanta e inserito tra i siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2000.
L’INCENDIO DEL 2019 E LA RICOSTRUZIONE
Nella notte del 31 ottobre 2019 un incendio distrusse nuovamente l’edificio principale del Castello di Shuri e diversi altri edifici storici.
L’evento fu vissuto dagli abitanti di Okinawa come un vero lutto collettivo e suscitò emozione in tutto il mondo.
La ricostruzione è ancora in corso e rappresenta una parte integrante della visita.
Attraverso passerelle appositamente realizzate è possibile osservare da vicino il lavoro degli artigiani impegnati nella ricostruzione delle strutture lignee, nella posa delle caratteristiche tegole rosse e nell’applicazione delle tradizionali tecniche di laccatura.
Le porte monumentali, le mura in pietra calcarea, i giardini e numerosi punti panoramici sul centro di Naha restano comunque visitabili.
Prima della visita è consigliabile verificare quali aree siano temporaneamente accessibili, poiché il cantiere evolve costantemente.
COSA VEDERE A NAHA
Naha offre numerose attrazioni che permettono di approfondire la storia e la cultura di Okinawa.
Kokusai-dori: la celebre “Via Internazionale”, lunga circa un chilometro e mezzo, ricca di negozi, ristoranti e locali. È particolarmente piacevole nelle ore serali.
Mercato Makishi: uno dei luoghi più autentici della città, famoso per i pesci tropicali e per i ristoranti del piano superiore che cucinano il pesce acquistato al mercato.
Tsuboya: lo storico quartiere dei ceramisti, dove vengono ancora prodotti gli shisa, le tradizionali statue a forma di leone-cane poste sui tetti delle abitazioni come protezione.
Fukushuen: un elegante giardino cinese donato dalla città gemellata di Fuzhou, testimonianza degli antichi rapporti tra Ryukyu e la Cina.
Quartier generale sotterraneo della Marina: una rete di gallerie scavate a mano durante la Seconda guerra mondiale, fondamentale per comprendere la battaglia di Okinawa.
LA CUCINA DI OKINAWA
La cucina di Okinawa è molto diversa da quella del Giappone continentale e riflette i secolari rapporti commerciali con la Cina e il Sud-est asiatico.
Tra le specialità più rappresentative si trovano:
Goya champuru: saltato di melone amaro, tofu, uova e carne di maiale, considerato il piatto simbolo di Okinawa.
Rafute: pancetta di maiale cotta lentamente con awamori e zucchero di canna.
Okinawa soba: noodles di grano serviti in brodo di maiale, più simili ai ramen che ai tradizionali soba di grano saraceno.
Awamori: distillato ottenuto da riso indica e invecchiato in giare di terracotta, generalmente più forte del sake.
Sata andagi: tipiche frittelle dolci sferiche vendute nei mercati e nelle pasticcerie.
Okinawa è inoltre una delle celebri “Blue Zones” del pianeta, conosciuta per l’elevata concentrazione di centenari, caratteristica che ha contribuito a rendere famosa la sua alimentazione in tutto il mondo.
COME ARRIVARE E QUANDO ANDARE
L’aeroporto di Naha è collegato con voli diretti da Tokyo, Osaka, Fukuoka e numerose città asiatiche.
Da Tokyo il volo dura circa due ore e mezza.
Dall’aeroporto la monorotaia Yui Rail collega rapidamente il centro cittadino e raggiunge anche il quartiere di Shuri in circa trenta minuti, rappresentando il mezzo più pratico per muoversi all’interno di Naha.
I periodi migliori per visitare Okinawa sono:
Marzo-giugno: clima ideale e mare già piacevole prima della stagione delle piogge.
Luglio-agosto: alta stagione, con temperature elevate e possibile rischio di tifoni.
Settembre-ottobre: mare ancora caldo, ma coincide con il periodo di maggiore attività dei tifoni.
Dicembre-febbraio: temperature intorno ai venti gradi, perfette per visitare la città anche se meno adatte alla balneazione.
CONSIGLI PER LA VISITA
Controlla il sito ufficiale del Castello di Shuri per verificare quali aree siano aperte durante i lavori di ricostruzione.
Visita Shuri al mattino presto, quando il caldo è più sopportabile.
La monorotaia è ideale per spostarsi a Naha, ma per esplorare il resto dell’isola è consigliabile noleggiare un’auto.
Dedica almeno mezza giornata ai luoghi della battaglia del 1945 per comprendere meglio la storia contemporanea di Okinawa.
Assaggia l’awamori con moderazione: alcune varietà superano i quaranta gradi di gradazione alcolica.
PERCHÉ NAHA NON È SOLO UNO SCALO
Molti viaggiatori utilizzano Naha soltanto come punto di arrivo prima di raggiungere le spiagge del nord di Okinawa o le isole minori.
In realtà la città custodisce l’eredità dell’antico Regno di Ryukyu, una cultura che ha lasciato una lingua, una musica, una ceramica e una cucina profondamente diverse rispetto al resto del Giappone.
Visitare il Castello di Shuri durante la sua ricostruzione significa inoltre assistere a un momento storico irripetibile: osservare da vicino le tecniche tradizionali con cui il Giappone sta riportando in vita uno dei suoi monumenti più importanti.