La parola yakuza è conosciuta in tutto il mondo.
Cinema, manga e videogiochi hanno contribuito a costruire l’immagine di uomini tatuati, completi eleganti, rigide gerarchie e antichi codici d’onore.
La realtà, però, è molto meno romantica.
In Giappone la criminalità organizzata viene indicata ufficialmente soprattutto con il termine bōryokudan, letteralmente “gruppi violenti”. Per decenni queste organizzazioni hanno rappresentato una presenza particolare nella società giapponese.
Non hanno agito soltanto nell’ombra. Alcuni gruppi hanno avuto sedi riconoscibili, strutture gerarchiche e un’esistenza molto più visibile rispetto a quella di numerose organizzazioni criminali di altri Paesi.
Oggi, tuttavia, quel mondo sta attraversando una trasformazione profonda.
LE ORIGINI DELLA YAKUZA
Non esiste un singolo momento storico nel quale sia nata la yakuza moderna.
Le sue radici vengono generalmente ricondotte a gruppi attivi durante il periodo Edo, tra il XVII e il XIX secolo.
Tra questi figuravano i bakuto, legati al gioco d’azzardo clandestino, e i tekiya, venditori ambulanti che operavano nei mercati e durante feste e celebrazioni.
Nel corso del tempo alcuni di questi ambienti svilupparono gerarchie, territori e rapporti di protezione.
Naturalmente, le organizzazioni criminali moderne non possono essere considerate una semplice continuazione immutata dei gruppi dell’epoca Edo. Il fenomeno cambiò profondamente con l’industrializzazione, l’urbanizzazione e le trasformazioni politiche del Giappone.
La yakuza che conosciamo oggi è quindi il risultato di una lunga evoluzione.
DA DOVE ARRIVA LA PAROLA YAKUZA
Anche il nome ha un’origine curiosa.
La spiegazione tradizionale collega “yakuza” a una combinazione perdente del gioco di carte oicho-kabu.
I numeri 8, 9 e 3 possono essere letti ya, ku e za. In quella particolare combinazione producono un risultato privo di valore nel gioco.
Da qui sarebbe nato il termine utilizzato per indicare persone considerate ai margini della società.
Con il tempo la parola è diventata internazionalmente sinonimo della criminalità organizzata giapponese.
In Giappone, invece, nei documenti delle autorità è molto più comune incontrare il termine bōryokudan.
UNA STRUTTURA BASATA SULLA GERARCHIA
Uno degli aspetti più conosciuti della yakuza è la struttura gerarchica.
Storicamente molte organizzazioni hanno costruito i propri rapporti interni attorno al modello oyabun-kobun, traducibile in modo approssimativo come rapporto tra “genitore” e “figlio”.
Il capo occupa la posizione superiore, mentre i membri subordinati devono rispettare una precisa gerarchia.
Questi legami hanno contribuito a creare organizzazioni fortemente strutturate, con gruppi principali e numerose organizzazioni subordinate.
Tra i nomi più conosciuti compare lo Yamaguchi-gumi, nato a Kobe all’inizio del Novecento e diventato nel tempo la più grande organizzazione yakuza del Giappone.
Accanto a esso operano altre grandi organizzazioni, tra cui Sumiyoshi-kai e Inagawa-kai.
TATUAGGI E YUBITSUME: TRA REALTÀ E IMMAGINARIO
I grandi tatuaggi tradizionali che ricoprono schiena, braccia e parte del corpo sono diventati uno dei simboli più riconoscibili della yakuza.
Tuttavia, associare automaticamente un tatuaggio alla criminalità organizzata sarebbe sbagliato.
In Giappone il rapporto con i tatuaggi è complesso e affonda le proprie radici molto più indietro nel tempo.
Un’altra pratica diventata famosa è lo yubitsume, che consiste nell’amputazione volontaria di una parte del dito come forma di espiazione per un errore commesso nei confronti dell’organizzazione.
Sono elementi realmente documentati nella storia della yakuza, ma la cultura popolare li ha spesso trasformati nei simboli quasi esclusivi di un mondo molto più articolato.
COME SI FINANZIAVANO LE ORGANIZZAZIONI
Le attività economiche della yakuza sono cambiate insieme alla società giapponese.
Storicamente il gioco d’azzardo illegale, le estorsioni e la riscossione di denaro in cambio di “protezione” hanno rappresentato importanti fonti di guadagno.
Con lo sviluppo dell’economia, però, le attività sono diventate più diversificate.
Le autorità giapponesi hanno documentato nel tempo coinvolgimenti in traffico di droga, estorsioni, attività finanziarie illegali, imprese utilizzate per nascondere interessi criminali e varie forme di frode.
Proprio questa capacità di adattarsi all’economia legale ha reso progressivamente più difficile distinguere alcune attività criminali da normali operazioni commerciali.
IL 1992 CAMBIA LE REGOLE
Un passaggio fondamentale arrivò negli anni Novanta.
Nel 1991 il Giappone approvò la legge comunemente conosciuta come Bōryokudan Countermeasures Act, entrata in vigore nel marzo 1992.
La normativa permise alle autorità di designare determinate organizzazioni come bōryokudan designate e introdusse strumenti specifici contro richieste di denaro, intimidazioni e altre attività legate al potere dell’organizzazione.
Da quel momento la pressione sulle organizzazioni criminali aumentò progressivamente.
La strategia non si limitò agli arresti.
L’obiettivo diventò anche quello di rendere sempre più difficile per i gruppi criminali partecipare normalmente alla vita economica e sociale.
UNA SOCIETÀ SEMPRE PIÙ CHIUSA ALLA YAKUZA
Negli anni successivi il Giappone rafforzò ulteriormente la propria politica di esclusione della criminalità organizzata.
Le ordinanze locali contro i bōryokudan e le politiche adottate da aziende e istituzioni hanno reso molto più complicato per i membri delle organizzazioni mantenere rapporti economici ordinari.
Banche, società immobiliari e numerose altre imprese effettuano controlli per evitare rapporti con soggetti collegati alla criminalità organizzata.
Contratti e servizi possono contenere clausole che escludono espressamente appartenenti o persone legate ai bōryokudan.
La conseguenza è stata importante.
La tradizionale visibilità della yakuza è diventata progressivamente uno svantaggio.
IL GRANDE DECLINO DEI MEMBRI
I numeri mostrano chiaramente quanto sia cambiata la situazione.
All’inizio degli anni Novanta le autorità stimavano circa 90.000 persone tra membri e soggetti collegati ai bōryokudan.
Alla fine del 2024 il totale era sceso a circa 18.800 persone, il livello più basso registrato dall’entrata in vigore della legge del 1992.
Di queste, circa 9.900 erano considerate membri effettivi e circa 8.900 appartenevano alla categoria dei membri associati e degli altri soggetti collegati.
Il calo non significa però che la criminalità organizzata sia scomparsa.
Significa piuttosto che il suo modo di operare sta cambiando.
LA CRIMINALITÀ DIVENTA MENO VISIBILE
Questa è probabilmente la trasformazione più interessante della yakuza contemporanea.
Le autorità giapponesi sottolineano che alcuni gruppi hanno reso le proprie attività finanziarie sempre meno trasparenti.
Accanto alle organizzazioni tradizionali sono inoltre cresciute reti criminali più fluide, difficili da identificare attraverso le vecchie strutture gerarchiche.
La polizia giapponese utilizza oggi anche l’espressione tokuryū, abbreviazione riferita a gruppi criminali anonimi e fluidi.
Non funzionano necessariamente come una famiglia yakuza tradizionale.
Possono formarsi attorno a singole attività criminali, utilizzare social network e strumenti di comunicazione anonimi e reclutare persone soltanto per compiti specifici.
Le autorità hanno inoltre documentato casi di collegamenti tra appartenenti ai bōryokudan e queste nuove reti.
DALLE ESTORSIONI ALLE FRODI
Anche le modalità con cui viene prodotto denaro stanno cambiando.
Estorsioni, traffico di stupefacenti e altre attività tradizionalmente associate alla criminalità organizzata non sono scomparse.
Parallelamente, però, sono diventate importanti le frodi.
La polizia giapponese considera le truffe speciali, spesso rivolte soprattutto alle persone anziane, una delle fonti di finanziamento nelle quali sono stati coinvolti membri dei bōryokudan.
Il passaggio è significativo.
Un’organizzazione criminale facilmente riconoscibile può essere isolata dalle banche, dalle aziende e dalla società.
Una rete composta da intermediari, società di facciata e persone reclutate temporaneamente può invece essere molto più difficile da individuare.
LA YAKUZA NON È QUELLA DEI FILM
È proprio qui che bisogna separare definitivamente realtà e immaginario.
Film, videogiochi e manga hanno costruito personaggi affascinanti attorno a concetti come lealtà, fratellanza, sacrificio e codice d’onore.
Quella rappresentazione appartiene alla cultura popolare.
La yakuza reale è un fenomeno di criminalità organizzata collegato a estorsioni, frodi, traffico di droga, violenza e altre attività illegali.
Allo stesso tempo, ridurla semplicemente allo stereotipo del gangster tatuato sarebbe ormai altrettanto fuorviante.
Il fenomeno che il Giappone affronta oggi è meno visibile e, sotto alcuni aspetti, più difficile da riconoscere.
UNA PARTE DEL GIAPPONE CHE STA CAMBIANDO
La storia della yakuza racconta anche un cambiamento della società giapponese.
Per decenni le organizzazioni criminali hanno mantenuto una presenza relativamente visibile e strutturata.
Leggi più severe, controlli finanziari, ordinanze locali e una crescente esclusione sociale hanno progressivamente ridotto quello spazio.
I numeri mostrano un declino impressionante delle organizzazioni tradizionali.
Ma la criminalità non scompare semplicemente perché diminuiscono gli uomini ufficialmente riconosciuti come yakuza.
Può cambiare forma.
Ed è forse questo l’aspetto più importante per comprendere la yakuza contemporanea: dietro l’immagine ormai celebre del gangster tatuato si sta sviluppando una realtà criminale più frammentata, meno riconoscibile e sempre più lontana dallo stereotipo che il cinema ha fatto conoscere al mondo.