Il Giappone ha presentato una protesta diplomatica alla Corea del Sud dopo aver individuato una nave da ricerca sudcoreana nelle acque vicine alle isole Takeshima, nel Mar del Giappone.
Tokyo sostiene che l’imbarcazione abbia svolto attività all’interno della zona economica esclusiva rivendicata dal Giappone senza aver presentato una richiesta preventiva.
UNA NAVE SUDCOREANA VICINO ALLE ISOLE
Secondo il Ministero degli Esteri giapponese, venerdì pomeriggio alcune unità della Guardia Costiera hanno individuato la nave a ovest delle isole.
Gli operatori hanno osservato l’imbarcazione mentre calava in mare un oggetto simile a un cavo.
Il governo giapponese ritiene quindi molto probabile che la nave stesse conducendo un’indagine marina. Tokyo afferma inoltre di non aver ricevuto alcuna richiesta preventiva per queste attività.
TOKYO PRESENTA UNA PROTESTA DIPLOMATICA
Dopo l’episodio, il direttore generale dell’Ufficio per gli Affari asiatici e oceaniani del Ministero degli Esteri, Masaaki Kanai, ha presentato una protesta a un alto funzionario dell’Ambasciata sudcoreana a Tokyo.
Anche l’Ambasciata giapponese a Seoul ha protestato presso il Ministero degli Esteri della Corea del Sud.
Il governo giapponese contesta quindi l’attività della nave e ribadisce la propria posizione sulla sovranità delle isole.
LA DISPUTA SULLE ISOLE TAKESHIMA
Le isole al centro della controversia si trovano nel Mar del Giappone e rappresentano da decenni un motivo di tensione diplomatica tra Tokyo e Seoul.
Il Giappone le chiama Takeshima e le considera parte integrante del proprio territorio. Il governo giapponese sostiene inoltre che la Corea del Sud le occupi illegalmente.
La Corea del Sud, invece, amministra le isole e le chiama Dokdo. Seoul considera l’arcipelago parte del territorio sudcoreano e respinge le rivendicazioni avanzate dal Giappone.
NUOVO EPISODIO TRA GIAPPONE E COREA DEL SUD
La protesta del 7 agosto rappresenta quindi un nuovo episodio nella lunga controversia territoriale tra i due Paesi.
Tokyo ha contestato in particolare la presunta attività di ricerca marina svolta senza una richiesta preventiva nelle acque che il Giappone considera parte della propria zona economica esclusiva.
Al momento, l’episodio resta sul piano diplomatico. Il governo giapponese continua a seguire la situazione.