YŪREI: IL FANTASMA GIAPPONESE IN KIMONO BIANCO
SpiritiPERCHÉ I FANTASMI GIAPPONESI NON HANNO PIEDI, PORTANO UN TRIANGOLO SULLA FRONTE E TORNANO SEMPRE PER UN MOTIVO
NOME GIAPPONESE: 幽霊 (Yūrei)
TIPOLOGIA: Spirito dei morti
DOVE APPARE: Luoghi della morte, case abbandonate, pozzi, salici
SEGNO DISTINTIVO: Kimono bianco, capelli neri sciolti, assenza di piedi
FONTI PRINCIPALI: Konjaku Monogatarishū (XII sec.), Ugetsu Monogatari (1776), Kwaidan (1904)
Kimono bianco, capelli neri sciolti sul viso, mani che pendono inerti dai polsi e, sotto il vestito, il nulla: nessun piede, soltanto una figura che sembra dissolversi nell’aria.
È l’immagine dello yūrei, il fantasma giapponese, ed è talmente codificata da essere oggi riconoscibile in tutto il mondo. Il cinema horror giapponese degli anni Novanta e Duemila l’ha esportata ovunque, ma questa iconografia ha almeno tre secoli di storia.
Perché gli yūrei vestono di bianco? Perché non hanno piedi? Cosa significa il triangolo di stoffa che talvolta portano sulla fronte? E, soprattutto, perché tornano nel mondo dei vivi?
La risposta è alla base stessa della concezione giapponese del fantasma: uno yūrei non torna mai senza un motivo.
IL SIGNIFICATO DEL NOME YŪREI (幽霊)
Il nome yūrei si scrive 幽霊.
幽 (yū) significa “fioco”, “oscuro”, “nascosto”; 霊 (rei) significa “spirito” o “anima”.
Letteralmente, quindi, il termine può evocare l’idea di uno “spirito oscuro” o “nascosto”.
Lo yūrei si distingue dallo yōkai (妖怪), la creatura soprannaturale che non deve necessariamente essere lo spirito di un essere umano morto. Lo yūrei, invece, è legato alla morte di una persona: dietro il fantasma esistono una vita precedente, una morte e, quasi sempre, qualcosa rimasto irrisolto.
Altre denominazioni comuni sono bōrei (亡霊), “spirito del defunto”, e shiryō (死霊), “spirito morto” o “spirito di un morto”.
PERCHÉ UNO YŪREI TORNA NEL MONDO DEI VIVI
Nella concezione tradizionale giapponese della morte, l’anima segue un percorso preciso.
Alla morte, il reikon (霊魂), l’anima o spirito, lascia il corpo e attende i riti funebri. Celebrati correttamente i riti, il defunto può raggiungere gli antenati e diventare a sua volta una presenza protettiva per la famiglia, tornando simbolicamente a visitare il mondo dei vivi durante l’Obon, la festa dedicata agli spiriti degli antenati.
Lo yūrei nasce quando questo percorso si interrompe.
Le cause tradizionalmente associate alla permanenza dello spirito nel mondo dei vivi comprendono:
una morte violenta o improvvisa;
il suicidio;
l’assenza di riti funebri adeguati;
un’emozione troppo forte al momento della morte, come rancore, gelosia, amore o senso del dovere incompiuto.
L’anima rimane così legata al mondo dei vivi finché ciò che la trattiene non trova una soluzione.
Questo è uno degli elementi centrali del fantasma giapponese: lo yūrei non appare semplicemente perché un luogo è inquietante. È spesso legato a una persona, a un evento o a un torto preciso e continua a manifestarsi finché la causa della sua permanenza non viene affrontata.
L’ASPETTO DELLO YŪREI: KIMONO BIANCO, CAPELLI NERI E NESSUN PIEDE
L’immagine classica dello yūrei segue un codice visivo estremamente preciso. Molti dei suoi elementi derivano direttamente dalle pratiche funerarie e dalle rappresentazioni artistiche del Giappone tradizionale.
IL KIMONO BIANCO
Il vestito bianco dello yūrei richiama gli abiti funerari tradizionali, indicati con termini come shiroshōzoku e kyōkatabira.
Il bianco possiede una forte associazione rituale con la morte e la purezza funeraria.
L’abito del defunto viene inoltre tradizionalmente chiuso nel verso opposto rispetto a quello utilizzato per una persona viva: il lembo destro viene posto sopra il sinistro.
È un dettaglio fondamentale. Vestire nello stesso modo una persona viva è tradizionalmente associato alla vestizione dei morti.
I CAPELLI NERI SCIOLTI
Nell’immaginario classico, soprattutto femminile, i capelli venivano normalmente raccolti e acconciati.
Sul cadavere potevano invece essere lasciati sciolti.
Per questo l’immagine di lunghi capelli neri sciolti su un volto pallido o bianco è diventata uno dei segnali visivi più immediati della morte e del soprannaturale.
È anche uno degli elementi che il moderno J-horror ha trasformato in un’icona mondiale.
IL TRIANGOLO SULLA FRONTE: L’HITAIKAKUSHI
Un altro elemento frequentemente associato all’immagine tradizionale del fantasma giapponese è il triangolo di stoffa bianca portato sulla fronte, chiamato hitaikakushi.
Fa parte dell’iconografia funeraria sviluppatasi intorno alla rappresentazione dei morti e degli spiriti e, nel tempo, è diventato uno degli attributi immediatamente riconoscibili dello yūrei nella cultura popolare.
LE MANI PENZOLANTI
Le mani dello yūrei vengono spesso rappresentate piegate verso il basso e prive di tensione, quasi sospese davanti al corpo.
Questo tratto è legato soprattutto alle convenzioni della pittura e del teatro, che hanno contribuito in maniera decisiva alla codificazione dell’aspetto del fantasma giapponese.
PERCHÉ GLI YŪREI NON HANNO PIEDI?
L’assenza dei piedi è probabilmente il dettaglio più famoso dello yūrei, ma è anche uno degli elementi più tardi della sua iconografia.
La tradizione associa la sua diffusione al pittore Maruyama Ōkyo (1733-1795) e alle rappresentazioni pittoriche di fantasmi nelle quali il corpo dello spirito sembra progressivamente sfumare verso il basso.
Da questa tradizione artistica, la figura del fantasma giapponese senza piedi divenne progressivamente canonica.
L’immagine passò anche al teatro Kabuki, dove effetti scenici e sistemi di sospensione permettevano di dare agli attori l’impressione di fluttuare.
Da allora, l’assenza di piedi è diventata uno dei segni più riconoscibili dello yūrei.
HITODAMA E ONIBI: LE FIAMME DEI MORTI
Ad accompagnare gli yūrei compaiono spesso gli hitodama (人魂), misteriose sfere luminose fluttuanti tradizionalmente associate alle anime umane.
Nell’arte e nella cultura popolare vengono frequentemente rappresentate come piccole fiamme azzurre o verdastre.
Accanto agli hitodama compaiono talvolta anche gli onibi, misteriosi fuochi soprannaturali paragonabili, almeno visivamente, ai fuochi fatui.
I PRINCIPALI TIPI DI YŪREI
Il folklore giapponese comprende numerose categorie di spiriti, spesso distinte in base alle circostanze della morte, al luogo al quale sono legate o all’emozione che impedisce loro di abbandonare il mondo dei vivi.
Tra le più celebri troviamo onryō, ubume e funayūrei.
ONRYŌ (怨霊): LO SPIRITO DEL RANCORE
L’onryō è probabilmente la forma di spirito vendicativo più temuta e famosa.
È uno spirito dominato dal rancore che ritorna per vendicarsi di chi lo ha ucciso, tradito o profondamente offeso.
Nella tradizione, il suo potere può andare ben oltre la persecuzione individuale: agli spiriti vendicativi potevano essere attribuite malattie, epidemie, calamità e disastri naturali.
Uno degli esempi più celebri della narrativa giapponese è Oiwa, protagonista dello Yotsuya Kaidan.
Un caso storico particolarmente famoso è invece Sugawara no Michizane, la cui memoria venne successivamente venerata attraverso il culto di Tenjin.
UBUME (産女): LO SPIRITO DELLA MADRE
L’ubume è tradizionalmente associata alla donna morta durante il parto o in relazione alla nascita di un figlio.
Il suo legame con il mondo dei vivi nasce dall’impossibilità di abbandonare il bambino.
A differenza dell’onryō, l’ubume non è necessariamente ostile. È spesso una figura tragica e profondamente malinconica: una madre che, persino dopo la morte, continua a cercare di proteggere o nutrire il proprio figlio.
FUNAYŪREI (船幽霊): I FANTASMI DEL MARE
I funayūrei sono spiriti legati al mare e frequentemente identificati con le anime degli annegati.
Secondo numerose leggende, emergono dalle acque e chiedono ai marinai un mestolo.
Concederglielo può essere fatale: gli spiriti lo utilizzano per riempire d’acqua l’imbarcazione fino a farla affondare.
La contromisura tradizionale è tanto semplice quanto ingegnosa: consegnare ai fantasmi un mestolo senza fondo, rendendo impossibile riempire la barca.
ALTRI SPIRITI: JIBAKUREI, IKIRYŌ E ZASHIKI-WARASHI
Accanto alle categorie più strettamente associate agli yūrei, il folklore e il lessico soprannaturale giapponese comprendono numerose altre figure.
Il jibakurei è uno spirito vincolato a un luogo specifico.
L’ikiryō è invecelo spirito di una persona ancora viva che può separarsi dal corpo, generalmente a causa di un’emozione estremamente intensa.
Lo zashiki-warashi, infine,appartiene a un’altra tradizione: è uno spirito domestico, generalmente associato alla fortuna e alla prosperità della casa in cui risiede.
Queste figure mostrano quanto sia articolato il mondo degli spiriti e delle creature soprannaturali giapponesi e perché non tutte possano essere semplicemente classificate come yūrei.
KAIDAN: LE STORIE DI FANTASMI GIAPPONESI
La cultura giapponese del racconto di fantasmi possiede un termine specifico: kaidan (怪談), traducibile come “racconto di cose strane” o “racconto del soprannaturale”.
Durante il periodo Edo, i kaidan divennero un autentico fenomeno culturale.
Una delle pratiche più celebri era lo Hyakumonogatari Kaidankai, la “riunione dei cento racconti”.
Il rituale seguiva uno schema inquietante:
si accendevano cento candele o lanterne;
i partecipanti raccontavano a turno una storia di fantasmi;
al termine di ogni racconto veniva spenta una luce;
la stanza diventava progressivamente più buia;
allo spegnimento dell’ultima candela, secondo la credenza, avrebbe potuto manifestarsi qualcosa di soprannaturale.
Non sorprende che alcuni partecipanti preferissero fermarsi deliberatamente alla novantanovesima storia.
I GRANDI LIBRI DI FANTASMI GIAPPONESI
La tradizione dei kaidan ha prodotto alcune delle opere più importanti della letteratura soprannaturale giapponese.
Tra le fonti antiche compare il Konjaku Monogatarishū, grande raccolta di racconti compilata probabilmente nel XII secolo.
Nel XVIII secolo, Ueda Akinari pubblicò l’Ugetsu Monogatari (1776), una delle raccolte più importanti della narrativa fantastica e soprannaturale giapponese.
Nel 1904 Lafcadio Hearn pubblicò Kwaidan, opera fondamentale per la diffusione delle storie di fantasmi giapponesi presso il pubblico occidentale.
PERCHÉ IN GIAPPONE I FANTASMI ARRIVANO D’ESTATE?
Per un pubblico occidentale, abituato ad associare fantasmi e horror soprattutto all’autunno e ad Halloween, può sembrare sorprendente: in Giappone le storie di fantasmi sono tradizionalmente legate all’estate.
Una delle ragioni è l’Obon, la ricorrenza estiva dedicata agli spiriti degli antenati, durante la quale i defunti vengono simbolicamente accolti nuovamente nelle case delle proprie famiglie.
Il periodo rafforza quindi l’immaginario di un confine temporaneamente più sottile tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Ma esiste anche una spiegazione molto più concreta: la paura fa venire i brividi.
Nell’afa dell’estate giapponese, racconti, spettacoli teatrali e successivamente film di fantasmi vennero associati all’idea di provocare una sensazione di freddo attraverso la paura.
Questo legame tra estate giapponese e horror è sopravvissuto nella cultura popolare e nella programmazione dell’intrattenimento.
LO YŪREI NEL CINEMA HORROR GIAPPONESE
Negli anni Novanta e Duemila, l’iconografia dello yūrei è diventata un fenomeno globale grazie al J-horror.
Film come Ring (1998) e Ju-On (2002), insieme ai loro sequel, adattamenti e remake internazionali, hanno ripreso molti elementi dell’immaginario tradizionale:
la donna vestita di bianco, i lunghi capelli neri sul volto, i movimenti innaturali, la morte traumatica e il rancore come forza capace di mantenere lo spirito nel mondo dei vivi.
La figura della ragazza legata al pozzo, resa celebre da Ring, richiama direttamente numerosi elementi della tradizione dello yūrei e dell’onryō.
Il successo internazionale del cinema horror giapponese ha così reso questa figura immediatamente riconoscibile in tutto il mondo, spesso senza che il pubblico ne conosca la lunga genealogia culturale.
IL SIGNIFICATO PROFONDO DELLO YŪREI
Lo yūrei non è semplicemente un morto che continua a vagare.
È, soprattutto, un conto in sospeso.
La cultura religiosa e funeraria giapponese ha sviluppato nel corso dei secoli numerosi rituali destinati a mantenere e regolare il rapporto tra vivi, morti e antenati: funerali, commemorazioni, altari domestici e celebrazioni come l’Obon.
Lo yūrei rappresenta narrativamente ciò che può accadere quando questo ordine viene spezzato.
Una morte violenta, un tradimento, un amore impossibile, un dovere non compiuto o l’assenza dei riti necessari possono impedire allo spirito di abbandonare il mondo dei vivi.
Per questo il messaggio ricorrente dei kaidan giapponesi è tanto semplice quanto inquietante:
i morti tornano perché qualcosa non è stato risolto.
E spesso il modo per fermarli non consiste semplicemente nel combatterli o esorcizzarli, ma nell’affrontare la ragione per cui sono tornati.
DOMANDE FREQUENTI SULLO YŪREI
PERCHÉ GLI YŪREI NON HANNO PIEDI?
L’assenza dei piedi è un elemento iconografico relativamente tardo, tradizionalmente associato alla pittura di fantasmi del XVIII secolo e in particolare a Maruyama Ōkyo. La figura che sfuma verso il basso divenne progressivamente uno standard visivo e passò anche al teatro e alla cultura popolare.
PERCHÉ GLI YŪREI VESTONO DI BIANCO?
Perché il bianco è fortemente associato all’abbigliamento funerario tradizionale giapponese. L’immagine dello yūrei richiama gli abiti con cui venivano vestiti i defunti, indossati con la chiusura invertita rispetto a quella dei vivi.
PERCHÉ LO YŪREI HA I CAPELLI NERI SCIOLTI?
I capelli sciolti sono legati all’iconografia del cadavere e del lutto. Nel tempo, lunghi capelli neri su un volto pallido sono diventati uno dei simboli più riconoscibili del fantasma giapponese.
COS’È IL TRIANGOLO SULLA FRONTE DELLO YŪREI?
È generalmente chiamato hitaikakushi ed è un elemento della tradizione iconografica funeraria associata ai morti e ai fantasmi. Nelle rappresentazioni popolari è diventato uno dei simboli classici dello yūrei.
CHE DIFFERENZA C’È TRA YŪREI E YŌKAI?
Lo yūrei è lo spirito di una persona morta. Yōkai è invece un termine molto più ampio per creature, fenomeni ed entità soprannaturali del folklore giapponese e non indica necessariamente lo spirito di un essere umano defunto.
COS’È UN ONRYŌ?
L’onryō è uno spirito vendicativo dominato dal rancore. Nella tradizione può perseguitare chi gli ha fatto del male e può essere ritenuto responsabile anche di malattie, epidemie e calamità. Oiwa e Sugawara no Michizane sono due degli esempi più celebri legati a questo immaginario.
COSA SONO GLI HITODAMA?
Gli hitodama sono misteriose sfere luminose tradizionalmente associate alle anime dei morti. Nell’arte e nella cultura popolare vengono spesso rappresentate come piccole fiamme azzurre o verdastre che accompagnano gli yūrei.
PERCHÉ IN GIAPPONE LE STORIE DI FANTASMI SI RACCONTANO D’ESTATE?
Il legame deriva in parte dall’Obon, la ricorrenza estiva dedicata agli spiriti degli antenati, e in parte dalla tradizionale associazione tra paura, brividi e sollievo simbolico dal caldo. Il rapporto tra estate e horror continua ancora oggi nella cultura popolare giapponese.