Il pellegrinaggio degli 88 templi compie un anello di circa 1.200 chilometri attorno a Shikoku. È legato a Kūkai, il monaco conosciuto come Kōbō Daishi, fondatore della scuola buddhista Shingon. Ancora oggi migliaia di pellegrini, gli ohenro, percorrono il cammino a piedi, in bicicletta, in autobus o in auto.
Non è necessario completare l’intero circuito per partecipare alla tradizione. Si possono visitare pochi templi, camminare per una settimana oppure tornare più volte. La nostra pagina dedicata a Shikoku aiuta a collocare il percorso all’interno di un viaggio più ampio.
Chi era Kūkai
Kūkai nacque a Shikoku nel 774 e studiò il buddhismo esoterico in Cina prima di fondare in Giappone la scuola Shingon. La tradizione collega gli 88 templi a episodi della sua vita e dei suoi viaggi. Il bastone del pellegrino rappresenta simbolicamente la sua presenza: per questo viene trattato con rispetto e non appoggiato in modo distratto.
Chi desidera approfondire la spiritualità Shingon può collegare il viaggio al Monte Kōya, centro della scuola fondata dal monaco.
Le quattro province e le quattro fasi
Il circuito attraversa Tokushima, Kōchi, Ehime e Kagawa. Tradizionalmente corrispondono a quattro fasi interiori: risveglio, disciplina, illuminazione e nirvana. I templi sono numerati, ma non esiste l’obbligo religioso di iniziare dal numero 1 o procedere sempre in ordine.
Come si visita un tempio
Il rito abituale comprende il saluto al portale, la purificazione, un’offerta, la recitazione di preghiere davanti alla sala principale e alla sala dedicata al Daishi, quindi la raccolta del sigillo nel nōkyōchō. Non occorre essere buddhisti, ma è importante osservare, parlare a bassa voce e non ridurre il sigillo a un semplice souvenir.
L’abbigliamento del pellegrino
La veste bianca, il cappello conico e il bastone rendono riconoscibile l’ohenro, ma non sono obbligatori. Si possono acquistare anche singoli elementi. Per chi cammina davvero, scarpe già rodate, zaino leggero e abbigliamento antipioggia sono più importanti dell’uniforme completa.
Quanto tempo serve
A piedi il circuito completo richiede normalmente tra quaranta e sessanta giorni, secondo ritmo, deviazioni e riposi. In auto o con tour organizzati può essere percorso molto più rapidamente, ma si perde parte dell’esperienza lenta. Una settimana permette di scegliere una sezione coerente invece di inseguire numeri distanti.
Una sezione per chi ha pochi giorni
La prefettura di Tokushima è la scelta più semplice per iniziare: i primi templi sono relativamente vicini e introducono gradualmente al rito. Nell’area di Matsuyama si possono unire templi importanti e Dōgo Onsen. A Kagawa, la parte finale del circuito può includere il giardino Ritsurin.
Dove dormire
Le opzioni comprendono minshuku, ryokan, business hotel, alloggi presso alcuni templi e semplici rifugi. Nelle zone rurali i posti sono limitati: prenotare è prudente, soprattutto se si desidera la cena. Il campeggio libero non è automaticamente consentito.
Osettai: l’ospitalità lungo il cammino
Gli abitanti possono offrire cibo, bevande o aiuto ai pellegrini. Questa pratica si chiama osettai ed è considerata una forma di partecipazione al pellegrinaggio. Un dono si accetta con gratitudine; non va preteso né trattato come servizio turistico.
Quando partire
Primavera e autunno sono le stagioni migliori. L’estate espone a caldo, umidità e tifoni; l’inverno può portare freddo e neve nei tratti montani. Prima di partire controllate condizioni dei sentieri, disponibilità degli alloggi e trasporti locali.
Serve allenamento?
Per pochi templi urbani basta una normale abitudine a camminare. Una tratta di più giorni richiede invece preparazione: asfalto, salite, umidità e zaino affaticano più della distanza sulla carta. Prima di partire provate due giornate consecutive con le stesse scarpe e lo stesso peso previsto.
Quanto costa
Il costo dipende soprattutto da durata e alloggi. Vanno considerati pernottamenti, pasti, trasporti, offerte e sigilli. Il cammino completo non è necessariamente economico solo perché si svolge a piedi.
Si può percorrere in senso inverso?
Sì. Chi procede al contrario viene talvolta chiamato gyaku-uchi. Per una prima esperienza, tuttavia, segnaletica e guide risultano più intuitive seguendo l’ordine ordinario.
Fonti e crediti: informazioni basate sui portali ufficiali dello Shikoku Henro e delle quattro prefetture. Immagine: “Shikoku Henro pilgrims at Yashima-ji (26537880201).jpg”, Wikimedia Commons.