In Giappone basta entrare in una stazione, in un centro commerciale o in un quartiere dedicato alla cultura pop per incontrarli: file intere di capsule colorate, vetrine piene di premi e persone concentrate davanti a una macchina come se stessero affrontando una piccola sfida personale.
I gachapon e gli UFO Catcher sono diventati una parte riconoscibile dell’intrattenimento giapponese. Sembrano giochi semplicissimi: nel primo caso si inseriscono delle monete, si gira una manopola e si riceve una capsula casuale; nel secondo si controlla una gru cercando di conquistare un premio.
La cosa interessante è che il vero fascino non sta soltanto nell’oggetto ottenuto. Sta nel momento prima: non sapere esattamente cosa uscirà, pensare di essere a un tentativo dalla vittoria e vedere davanti a sé decine di premi che sembrano sempre abbastanza vicini da giustificare “un’ultima volta”.
GACHAPON: IL PIACERE DI NON SAPERE COSA USCIRÀ
Con il termine gachapon — spesso abbreviato in gacha — si indicano comunemente le macchine che distribuiscono piccoli giocattoli o oggetti da collezione all’interno di capsule. Il nome richiama il rumore della manopola che gira e quello della capsula che cade.
Una precisazione è utile: GASHAPON è il marchio utilizzato da Bandai per la propria linea di capsule toy. Bandai entrò in questo mercato nel 1977 con macchine da 100 yen, una cifra allora molto più alta rispetto ai distributori di capsule più economici già diffusi in Giappone.
Da allora il concetto è cambiato enormemente. Oggi nelle capsule si trovano miniature, portachiavi, accessori, riproduzioni di cibo, animali, oggetti assurdi, personaggi di anime e videogiochi e perfino piccoli oggetti pensati soprattutto per un pubblico adulto.
È proprio questa varietà a rendere i gachapon molto diversi dall’idea occidentale del “giocattolino nella macchinetta”. In Giappone esistono intere aree con centinaia di distributori, ognuno dedicato a una serie diversa.
PERCHÉ FUNZIONANO COSÌ BENE?
Il meccanismo è elementare, ma combina diversi elementi molto potenti.
Il primo è la sorpresa. Scegli la serie, ma non l’oggetto preciso. Se una collezione contiene sei personaggi, potresti trovare quello che vuoi al primo tentativo oppure continuare a pescare doppioni.
Il secondo è la collezione. Una singola miniatura può sembrare irrilevante. Cinque miniature su sei, invece, fanno nascere immediatamente la voglia di completare il set.
Il terzo è il rituale. Inserire le monete, girare la manopola, sentire la capsula cadere e aprirla è parte dell’esperienza. Acquistare lo stesso oggetto da uno scaffale sarebbe più efficiente, ma anche molto meno divertente.
E poi c’è il prezzo. Un singolo tentativo può sembrare abbastanza piccolo da non richiedere troppe riflessioni. Il problema arriva quando la macchina accanto contiene un’altra serie interessante. E quella dopo ancora una terza.
DAI BAMBINI AI COLLEZIONISTI ADULTI
Uno dei motivi per cui i gachapon sono così diffusi è che non hanno più un pubblico unico. Alcune collezioni sono chiaramente pensate per i bambini, altre puntano direttamente a chi segue anime, manga, videogiochi o personaggi specifici.
Esistono però anche serie volutamente strane: sedie da ufficio in miniatura, segnali stradali, cassette della posta, piatti di ramen, elettrodomestici, animali in pose improbabili o riproduzioni estremamente dettagliate di oggetti quotidiani.
È una forma di cultura pop molto giapponese proprio perché riesce a trasformare quasi qualunque cosa in un oggetto da osservare, collezionare e scambiare.
Quartieri come Akihabara sono tra i luoghi più evidenti dove incontrare questo fenomeno, ma non sono gli unici. Anche Ikebukuro è diventata una delle zone più importanti di Tokyo per chi cerca negozi, personaggi, merchandise e cultura otaku.
UFO CATCHER: LA GRU CHE SEMBRA SEMPRE QUASI FATTA
Se il gachapon vende soprattutto la sorpresa, l’UFO Catcher vende la sensazione di poter controllare il risultato.
Il nome UFO Catcher appartiene a SEGA, che lanciò la prima macchina della serie nel 1985. Il successo fu così grande che in Giappone l’espressione è diventata nel linguaggio comune quasi sinonimo di crane game, anche se tecnicamente si tratta di un marchio specifico.
Il principio è noto: si muove un braccio meccanico sopra un premio e si cerca di afferrarlo o spostarlo verso l’uscita. Ma nelle sale giochi giapponesi le configurazioni possono essere molto più varie.
Non sempre bisogna “prendere” direttamente un peluche. A volte il premio è appoggiato su due barre e deve essere spostato gradualmente. In altri casi bisogna far cadere una scatola, agganciare un anello, muovere un supporto o colpire un punto preciso.
La macchina diventa quindi una piccola sfida di osservazione. Bisogna capire il peso del premio, la forza della pinza e il modo in cui l’oggetto reagisce a ogni tentativo.
IL VERO NEMICO È IL “CI SONO QUASI”
Il momento più pericoloso arriva quando il premio si muove.
Magari non cade, ma ruota. Oppure scivola di pochi centimetri. A quel punto il giocatore non percepisce più il tentativo precedente come una sconfitta: lo vede come un progresso.
Ed è qui che nasce il classico pensiero: “adesso basta un altro colpo”.
Gli UFO Catcher funzionano bene proprio perché rendono visibile ogni piccolo avanzamento. Il premio rimane lì, davanti agli occhi, apparentemente sempre più vicino.
Nelle sale più frequentate il personale può anche intervenire quando una posizione diventa particolarmente difficile, sistemando il premio o spiegando una tecnica. Non è una garanzia di vittoria, ma rende l’esperienza meno impersonale rispetto a una semplice macchina automatica.
NON SONO SOLO PELUCHE
Un’altra parte del fascino è la qualità e la varietà dei premi.
Dentro le sale giapponesi si possono trovare figure, pupazzi, gadget, snack, accessori e prodotti legati a franchise molto popolari. Alcuni articoli vengono realizzati specificamente come prize item e non sono distribuiti nello stesso modo dei normali prodotti da negozio.
Per chi ama il gaming, le sale arcade diventano quindi anche luoghi di caccia al merchandise. Nella nostra guida ai migliori posti di Tokyo per gli appassionati di videogiochi abbiamo raccolto alcune delle zone più interessanti per entrare in questo lato della città.
Il legame con il mondo videoludico giapponese è forte anche per ragioni storiche: aziende nate o cresciute nel settore dell’intrattenimento hanno contribuito a rendere le sale giochi una parte importante della cultura urbana. La storia di Nintendo, per esempio, mostra quanto il concetto di gioco in Giappone si sia trasformato nel corso di più di un secolo.
GACHAPON E UFO CATCHER NON SONO LA STESSA COSA
Spesso vengono fotografati insieme perché fanno parte dello stesso immaginario, ma offrono due esperienze opposte.
Nel gachapon accetti fin dall’inizio di non poter scegliere esattamente ciò che riceverai. La parte divertente è affidarsi al caso.
Nell’UFO Catcher, invece, hai l’impressione che il risultato dipenda soprattutto dalla tua abilità. Studi la posizione, provi una strategia, osservi il movimento e correggi il tentativo successivo.
Uno ti dice: “vediamo cosa esce”. L’altro: “questa volta lo prendo”.
Entrambi, però, trasformano l’acquisto di un piccolo oggetto in un’esperienza. Ed è probabilmente questa la loro forza principale.
DOVE PROVARLI IN GIAPPONE
Non serve costruire un itinerario apposito. Le macchine capsule sono ormai presenti in stazioni, aeroporti, centri commerciali, negozi di elettronica, aree turistiche e spazi interamente dedicati ai capsule toy.
Per gli UFO Catcher, invece, la scelta più naturale sono le grandi sale arcade e i game center. A Tokyo, Akihabara e Ikebukuro sono due delle zone più semplici per trovarne in grande quantità, ma il fenomeno è nazionale e non limitato alla capitale.
Il consiglio più sensato è anche il meno divertente: decidere prima quanto si vuole spendere. Con i gachapon è facile inseguire il personaggio mancante; con gli UFO Catcher è facile convincersi che il premio sia ormai troppo vicino per fermarsi.
IN CONCLUSIONE
I gachapon e gli UFO Catcher raccontano bene un lato della cultura pop giapponese: l’attenzione per il collezionismo, il piacere della sorpresa, il merchandise legato ai personaggi e la capacità di trasformare un acquisto minuscolo in un piccolo evento.
Non serve essere appassionati di anime o videogiochi per capirne il fascino. Basta girare una manopola, sentire una capsula cadere oppure vedere una pinza sfiorare un premio per comprendere perché così tante persone decidano di fare un altro tentativo.
E quando pensi “solo l’ultima”, probabilmente hai già capito perfettamente come funziona.