Un torii rosso all’ingresso di un santuario. Una volpe bianca che osserva in silenzio. Un bosco così antico da sembrare abitato da qualcosa di invisibile. Una ragazza che attraversa una soglia e si ritrova improvvisamente in un mondo popolato da spiriti.
Sono immagini che chiunque abbia guardato abbastanza anime ha imparato a riconoscere.
Ma cosa rappresentano davvero?
Dietro molti di questi elementi c’è una tradizione religiosa antichissima, profondamente legata alla storia e all’identità del Giappone: lo Shintō.
Per chi guarda un anime, un torii può sembrare semplicemente parte dell’ambientazione. Una volpe può essere un animale particolarmente simbolico. Un kami può sembrare semplicemente uno “spirito”.
In realtà, dietro queste immagini esiste un intero modo di concepire il rapporto tra esseri umani, natura, antenati e mondo soprannaturale.
Ed è proprio attraverso gli anime che lo Shintō è riuscito a entrare nell’immaginario di milioni di persone in tutto il mondo.
Da Naruto a Demon Slayer, da Inuyasha a Your Name, fino ai film dello Studio Ghibli, la cultura pop giapponese è piena di riferimenti che diventano molto più comprensibili quando si conosce questa tradizione.
CHE COS’È DAVVERO LO SHINTŌ
La parola Shintō può essere tradotta come “via dei kami”.
Non si tratta di una religione fondata da un singolo profeta o da un unico testo sacro. Le sue origini affondano nelle antiche pratiche rituali del Giappone e nel rapporto che le comunità locali avevano con la natura, gli antenati e le forze considerate soprannaturali.
Il concetto fondamentale è quello di kami.
Tradurlo semplicemente con “dio” o “spirito”, però, può essere fuorviante.
Un kami può essere associato a una montagna, a un fiume, a un albero, a un fenomeno naturale, a un antenato o a una figura mitologica.
La natura non è quindi necessariamente qualcosa di separato dal sacro.
Può essere essa stessa un luogo in cui il sacro si manifesta.
Ed è proprio questa idea che ritroviamo continuamente negli anime.
I KAMI: NON SONO SEMPLICEMENTE “DEI”
Uno degli errori più comuni quando si parla di Shintō è immaginare i kami come una versione giapponese degli dèi della mitologia greca.
Il concetto è molto più ampio.
Un kami può rappresentare una forza naturale, un luogo o una presenza venerata dalla comunità.
La montagna può essere sacra.
Un grande albero può essere considerato abitato o protetto da una presenza spirituale.
Un luogo può acquisire un significato particolare attraverso la tradizione.
Questa concezione aiuta a comprendere alcune delle immagini più ricorrenti negli anime: foreste misteriose, montagne sacre, santuari nascosti e luoghi apparentemente ordinari che diventano improvvisamente soprannaturali.
IL TORII: LA PORTA TRA DUE MONDI
Poche immagini sono immediatamente associate al Giappone quanto il torii.
È quella struttura, spesso rossa, che troviamo davanti ai santuari shintō.
Ma non è semplicemente una porta.
Rappresenta simbolicamente il passaggio da uno spazio ordinario a uno spazio sacro.
Attraversare un torii significa quindi entrare in un luogo caratterizzato da una dimensione diversa.
Non sorprende che gli anime lo utilizzino continuamente.
Quando un personaggio attraversa un torii, spesso non sta semplicemente entrando in un santuario.
Sta attraversando una soglia narrativa.
Il mondo quotidiano può lasciare spazio a quello degli spiriti, delle divinità e dell’ignoto.
È una delle ragioni per cui il torii è diventato un elemento visivo così potente nella cultura pop.
INUYASHA: IL GIAPPONE DOVE UMANI E YŌKAI CONVIVONO
Se esiste un anime perfetto per comprendere il confine tra mondo umano e soprannaturale, è Inuyasha.
La protagonista Kagome attraversa proprio una soglia fisica e simbolica: il pozzo del santuario della sua famiglia.
Da quel momento entra in contatto con un Giappone popolato da yōkai, demoni, sacerdotesse e oggetti dotati di poteri spirituali.
L’opera non è un trattato sullo Shintō e contiene numerose reinterpretazioni fantasy.
Eppure il suo immaginario affonda profondamente nella tradizione giapponese.
Santuari, sacerdotesse, talismani, purificazioni e creature soprannaturali fanno parte di un mondo in cui il confine tra natura, spirito e umano non è mai completamente netto.
È proprio questa ambiguità a rendere Inuyasha un ottimo punto di partenza per comprendere l’immaginario spirituale giapponese.
DEMON SLAYER: IL SACRO NASCOSTO NEL QUOTIDIANO
Anche Demon Slayer utilizza moltissimi elementi che dialogano con la tradizione spirituale giapponese.
Le montagne.
I santuari.
I rituali.
Le maschere.
Le divinità e le figure protettrici.
Il rapporto con la natura.
Non significa che l’universo di Demon Slayer rappresenti fedelmente lo Shintō. L’opera mescola infatti elementi storici, buddhisti, folkloristici e completamente fantastici.
Ma proprio questa combinazione riflette una caratteristica importante della cultura religiosa giapponese: nel corso della storia, tradizioni diverse sono entrate in contatto e si sono influenzate reciprocamente.
Per questo cercare una separazione assoluta tra Shintō, Buddhismo e folklore può essere fuorviante.
NARUTO E I RIFERIMENTI ALLA MITOLOGIA GIAPPONESE
In Naruto il legame è ancora più evidente.
Amaterasu, Tsukuyomi e Susanoo non sono semplicemente nomi scelti a caso per tecniche spettacolari.
Sono figure presenti nella mitologia giapponese e legate ai racconti delle origini del Paese.
Amaterasu è la dea del Sole.
Tsukuyomi è associato alla Luna.
Susanoo è una divinità legata alle tempeste e al mare.
Nella mitologia, queste figure appartengono alla genealogia divina raccontata nel Kojiki e nel Nihon Shoki, due fondamentali testi antichi della tradizione giapponese.
Naruto prende questi nomi e li trasforma in elementi del proprio sistema narrativo.
È un esempio perfetto di come un anime possa utilizzare la mitologia senza raccontarla direttamente.
Il riferimento rimane.
Il significato viene reinterpretato.
YOUR NAME: QUANDO IL FILO INVISIBILE DIVENTA SACRO
In Your Name. il rapporto con la spiritualità giapponese è ancora più sottile.
Il santuario della famiglia Miyamizu, i rituali, la danza tradizionale e il concetto di legame tra persone, luoghi e generazioni contribuiscono a costruire una storia in cui il passato e il presente non sono veramente separati.
Il film utilizza anche il concetto di musubi, che può essere associato all’idea di connessione, legame e intreccio.
Il termine assume nel film una forte dimensione poetica.
Il destino non è semplicemente qualcosa che accade.
È un filo che collega persone, luoghi e momenti diversi.
Ed è proprio questa sensibilità verso i legami invisibili a rendere Your Name. così profondamente giapponese nel suo immaginario.
LA PRINCIPESSA MONONOKE: LA NATURA COME FORZA SACRA
Se c’è un film che permette di comprendere il rapporto tra natura e spiritualità nel cinema d’animazione giapponese, è La principessa Mononoke.
Qui la foresta non è semplicemente uno scenario.
È viva.
Gli animali possono assumere una dimensione spirituale.
Gli esseri umani possono entrare in conflitto con le forze della natura.
E gli spiriti non sono necessariamente buoni o cattivi secondo la nostra tradizionale divisione morale.
Il film di Hayao Miyazaki non è una rappresentazione letterale dello Shintō.
È piuttosto una reinterpretazione artistica di temi profondamente legati alla sensibilità religiosa e culturale giapponese.
La natura non è semplicemente una risorsa.
Possiede una propria dignità.
E distruggerla significa alterare un equilibrio molto più grande dell’essere umano.
LA FORESTA DI TOTORO E GLI SPIRITI DELLA NATURA
Anche Il mio vicino Totoro può essere letto attraverso questa lente.
Totoro non è semplicemente un mostro carino.
Il suo rapporto con il grande albero, con la foresta e con il luogo in cui vive richiama una visione della natura come spazio capace di custodire qualcosa di misterioso.
Il film non spiega mai completamente cosa sia Totoro.
Ed è proprio questo il punto.
Non tutto deve essere spiegato.
Nella cultura giapponese, il mistero può convivere con il quotidiano senza necessariamente dover essere trasformato in una spiegazione razionale.
Un albero può essere semplicemente un albero.
Ma può anche rappresentare qualcosa di più.
LA PURIFICAZIONE: UN CONCETTO FONDAMENTALE
Un altro elemento ricorrente negli anime è la purificazione.
Nello Shintō il concetto di impurità (kegare) occupa un ruolo importante.
La purificazione, chiamata harae, permette simbolicamente di rimuovere ciò che altera l’equilibrio spirituale.
Anche l’acqua ha un ruolo fondamentale.
Prima di entrare in molti santuari, infatti, i visitatori utilizzano una fontana rituale per lavarsi simbolicamente mani e bocca.
Quando negli anime vediamo sacerdoti, sacerdotesse o personaggi impegnati in rituali di purificazione, quindi, non stiamo semplicemente osservando un elemento fantasy.
Stiamo assistendo alla reinterpretazione di pratiche realmente esistenti.
LE VOLPI DI INARI E IL MONDO DEI KITSUNE
Le volpi sono un altro elemento ricorrente nell’immaginario giapponese.
In particolare sono associate a Inari, una delle figure più importanti della tradizione shintō.
Le volpi sono considerate messaggeri di Inari.
Da qui nasce anche la straordinaria presenza delle statue di volpi nei santuari dedicati a questa divinità.
Ma attenzione: la kitsune del folklore e la volpe di Inari non sono esattamente la stessa cosa.
Nel corso dei secoli le tradizioni si sono intrecciate e la figura della volpe ha assunto significati diversi.
Negli anime, questa complessità viene spesso trasformata in personaggi dotati di poteri soprannaturali, capaci di assumere sembianze umane o creare illusioni.
Ancora una volta, il folklore viene trasformato in narrativa.
LO SHINTŌ NEGLI ANIME NON È SEMPRE RELIGIONE
Questo è forse il punto più importante.
Quando un anime mostra un santuario, un torii o una sacerdotessa, non significa necessariamente che stia cercando di parlare di religione.
Molti di questi elementi fanno semplicemente parte del paesaggio culturale giapponese.
È un po’ come vedere una chiesa in un film italiano.
La sua presenza può avere un significato religioso, narrativo o semplicemente ambientale.
Gli anime utilizzano spesso lo Shintō come parte del linguaggio visivo del Giappone.
Ed è proprio per questo che riescono a trasmettere inconsapevolmente così tanto della cultura del Paese.
PERCHÉ GLI ANIME SONO UN PONTE VERSO LO SHINTŌ
Per un pubblico occidentale, concetti come kami, purificazione e sacralità della natura possono sembrare astratti.
Gli anime li rendono invece concreti.
Un personaggio attraversa un torii.
Entra in un santuario.
Parla con uno spirito.
Prega davanti a un kami.
Purifica un luogo.
Segue una volpe.
Lo spettatore non sta leggendo una definizione.
Sta osservando una storia.
Ed è proprio attraverso le storie che una cultura riesce spesso a essere compresa meglio.
LO SHINTŌ È ANCORA PRESENTE NEL GIAPPONE MODERNO
Parlare dello Shintō come di una tradizione appartenente esclusivamente al passato sarebbe un errore.
I santuari continuano a essere parte integrante del paesaggio giapponese.
Le persone li visitano durante festività e ricorrenze, per pregare, acquistare amuleti o celebrare momenti importanti della propria vita.
Il rapporto con la tradizione può naturalmente variare enormemente da persona a persona.
Ma molti rituali rimangono parte della vita quotidiana.
Ed è proprio questo il motivo per cui gli anime possono rappresentare lo Shintō senza necessariamente presentarlo come qualcosa di antico o esotico.
Per molti giapponesi è semplicemente parte dell’ambiente culturale in cui sono cresciuti.
DAL MITO ALL’ANIME: IL GIAPPONE CHE SI RACCONTA
Lo Shintō ha attraversato secoli di storia senza rimanere immobile.
Le sue immagini sono cambiate.
I suoi simboli sono stati reinterpretati.
Le antiche divinità sono entrate nella letteratura, nel teatro, nel cinema, nei manga e nei videogiochi.
Gli anime rappresentano semplicemente l’ultimo capitolo di questa lunga trasformazione.
Quando Naruto utilizza i nomi di Amaterasu e Susanoo, quando Inuyasha porta lo spettatore tra santuari e yōkai, quando Your Name. racconta il legame tra persone e luoghi o quando Miyazaki trasforma una foresta in un mondo abitato da presenze spirituali, il passato non viene semplicemente copiato.
Viene reinventato.
IL FILO TRA IERI E OGGI
Forse è proprio questo il modo migliore per comprendere lo Shintō attraverso gli anime.
Non cercando una corrispondenza perfetta.
Non pensando che ogni spirito sia un kami o che ogni santuario rappresentato in un anime sia una fotografia della religione giapponese.
Ma imparando a riconoscere quei piccoli elementi che tornano continuamente.
Un torii.
Una volpe.
Un albero sacro.
Una montagna.
Un rituale.
Una purificazione.
Una divinità.
Una soglia.
Sono frammenti di una cultura antichissima che continuano a vivere in storie moderne.
E forse è proprio questa la cosa più affascinante.
Lo Shintō non è rimasto confinato nei testi antichi o nei grandi santuari del Giappone. È entrato nella cultura pop, nei manga, negli anime e nel cinema, trasformandosi senza perdere completamente il proprio significato.
Per questo, la prossima volta che vedremo un personaggio attraversare un torii in un anime, potremmo fermarci un secondo prima di considerarlo soltanto un dettaglio dello sfondo.
Potrebbe essere una porta.
E, nella cultura giapponese, alcune porte non servono soltanto a entrare in un luogo.
Servono a ricordarci che tra il mondo degli esseri umani e quello dello spirito, il confine non è mai stato davvero così netto.